Piemonte, la sanità ai privati: la pandemia non ha insegnato nulla

Torino -

Stiamo assistendo su tutto il territorio nazionale ad un sovraffollamento dei pronto soccorso e dei reparti di degenza, fenomeno che, nonostante il ripetersi dei fenomeni influenzali stagionali, trova il servizio sanitario piemontese e nazionale impreparato ad affrontarlo adeguatamente, a causa della carenza di posti letto di prossimità e di Personale.

Riteniamo ingiustificabile che una soluzione del problema sia di dare in mano ai privati il servizio sanitario, manovra che oltre ad interessare la cura e la diagnostica sanitaria, ora è attuata anche ai pronto soccorso ospedalieri.

Questa scelta sta interessando anche il Piemonte, dove è stato recentemente assegnato tramite gara d’appalto il pronto soccorso dell’Ospedale pubblico di Tortona, affidato a un raggruppamento temporaneo di Imprese (Unico partecipante alla gara!), insieme alla Riabilitazione Funzionale e ai i servizi ambulatoriali, con un contratto di nove anni al costo complessivo di 52 milioni di euro.

Conferma della tendenza a privatizzare il servizio sanitario, lo abbiamo nello scandaloso iter adottato da giunte di sinistra e di destra nella realizzazione del nuovo Ospedale universitario di quadrante di Novara - Città della salute,

l progetto risale al 2009 (il primo studio di fattibilità è del 2004), la costruzione, il cui costo è preventivato per ora di 400 milioni di euro, è finanziata attraverso il partenariato pubblico (30%) privato (70%) - avendo la Regione Piemonte escluso il ricorso ai disponibili fondi statali Inail.

Questa manovra determinerà la corresponsione di canoni ventennali a favore di privati con interessi bancari dell’8% che faranno lievitare il costo di quasi 200 milioni a carico della Regione e dell’azienda ospedaliera novarese per trovarsi poi dal ventunesimo anno a dover provvedere con le proprie casse ai lavori di manutenzione straordinaria di fabbricati diventati ormai vetusti.

Fatta questa scelta, anche il terzo bando di aggiudicazione della costruzione è andato deserto e non ci vuole molto a immaginare che un nuovo bando sarà emesso aumentando i costi pubblici per rendere appetibile l’intervento ai privati. Non è dato sapere quado si avvieranno i lavori, quando l’opera sarà disponibile, quale sarà il costo, ma di certo si sa che il nuovo ospedale dovrebbe avere meno posti letto dell’attuale. 

Analoghe difficoltà sta interessando il nuovo Ospedale universitario di quadrante di Alessandria, che sta offrendo un pessimo spettacolo tra Amministratori pubblici e privati nell’individuazione del luogo, prima previsto nell’area aeroporto e ora, con l’arrivo della nuova giunta regionale Cirio, è previsto nell’area Borsalino, con costi che nel frattempo lievitano e il cui progetto preliminare è slittato al 2025, anche qui utilizzando il sistema del partenariato pubblico / privato.

La prevista Città della Salute di Cuneo sta vivendo un travagliato iter non causato dalla sede di destinazione, ma dalla scelta fatta di ricorrere al partenariato pubblico / privato che ne sta lievitando i costi e i tempi, oltre a vedere un accanito impegno delle cordate private in campo per aggiudicarselo.

Sembra poi muoversi la realizzazione del PARCO DELLA SALUTE di TORINO, dopo decenni di progetti modificati o ritirati, che stanno facendo lievitare i costi di un’opera ancora oggi per dubbi motivi non vede coinvolte tutte le strutture sanitarie facenti parte della CITTA’ DELLA SALUTE (E’ recente l’abbandono del Regina Margherita). La Scelta di realizzare questa struttura, oltre a determinare una riduzione dei posti letto rispetto agli attuali, ha determinato negli anni la chiusura di molte strutture sanitarie della Città , così come avvenuto nella REGIONE PIEMONTE, chiusure dettate da motivazioni economiche, ma soprattutto dalla sempre più evidente carenza di personale che da decenni non è oggetto di un’adeguata programmazione pluriennale.

La prevista realizzazione di case e ospedali di comunità, che potranno essere realizzate con i fondi PNRR entro il 2016, potrebbe ovviare a queste chiusure ma, stante la carenza di personale, è lecito temere che il funzionamento di queste strutture sarà assegnato ai privati, così come sta già avvenendo in Lombardia.

Se poi aggiungiamo che le Università continuano a mantenere il numero chiuso per l’acceso ai corsi di studio universitari e che, così come recentemente avvenuto nell’Università di Alessandria (Università del Piemonte Orientale), stanno formando Aziende Ospedaliere Universitarie a regime autonomo (slegate dal Servizio Sanitario Regionale), c’è da essere ancora più preoccupati.

Merita poi attenzione la legge in corso di approvazione dell’autonomia differenziata.

Nonostante la pandemia avrebbe dovuto insegnarci che il sistema sanitario pubblico deve essere centralizzato per evitare scelte territoriali spesso dettate degli speculatori privati, bravi a convincere/corrompere gli Amministratori locali di turno, questa legge è destinata soprattutto in campo sanitario ad aumentare il disagio sociale, costringendo sempre più l’utenza a rivolgersi ai privati e/o a curarsi lontano dalla propria abitazione.

Non possiamo assistere passivi a un processo che permetterà solo ai cittadini più abbienti di curarsi, così come da tempo succede per abbattere le liste di attesa.

Non è importante aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni!  (R. Levi Montalcini)

La sanità pubblica è un diritto costituzionale e deve essere oggetto di investimenti non legati ai vincoli di bilancio e alle sue conseguenti riduzioni del Personale, per dare a tutte/i il diritto alla salute.

LA   DIFENDEREMO   UNENDO   LE   LOTTE   DEGLI   OPERATORI   SANITARI   E   DELLA   CITTADINANZA