APPELLO PER LA DIFESA DEI SERVIZI PUBBLICI COME BENI COMUNI DI TORINO

Torino -

 

Al Signor Sindaco di Torino

Alla Giunta del Comune di Torino

A tutti i Capigruppo del Comune di Torino

A tutti i Consiglieri del Comune di Torino

 

 

 

 

APPELLO PER LA DIFESA DEI SERVIZI PUBBLICI COME BENI COMUNI DI TORINO

 

                       

Comeorganizzazione sindacale USB e in rappresentanza dei lavoratori delle aziende dei servizi partecipate del Comune di Torino, e dei cittadini e utenti dei servizi pubblici erogati dal Comune di Torino, vi rivolgiamo un appello a valutare la gravità delle pesanti conseguenze di una eventuale, e non auspicabile, approvazione della delibera sulla vendita di azioni delle aziende partecipate.

 

Il progetto di vendita di tali azioni ha una sola chiave di lettura:

 

·         mettere nelle mani dei privati la gestione di servizi essenziali e fondamentali per la vita della collettività;

·         affidare a logiche di mercato e di lucro servizi che, per il loro funzionamento, necessitano del contributo dell’Ente pubblico in quanto producono, inevitabilmente, perdite e non utili di impresa;

·         perdere il controllo gestionale da parte dell’Ente pubblico delle aziende erogatrici dei servizi pubblici, tradendo e calpestando la volontà popolare espressasi nel referendum dello scorso giugno per la gestione pubblica dei servizi pubblici in generale e, quindi, per una gestione diretta dei servizi da parte degli Enti Locali;

·         accettare l'incremento dei costi complessivi gestionali perché ai costi di una razionale ed efficiente organizzazione necessita sommare almeno il 7% di profitti per remunerare il capitale privato.

 

Il fatto che si sia giunti alla fase attuale di votazione di una delibera privatizzatrice dei servizi pubblici è, già di per se, un dato negativo e preoccupante su quali sono i valori e interessi a cui la vostra amministrazione si ispira; ciò significa che non tenete in alcun conto la catastrofe finanziaria internazionale e nazionale causata dalle logiche del cosiddetto “libero mercato” che, nella ricerca sfrenata e prioritaria del profitto e del dividendo, ha portato prima alla creazione dei titoli tossici e alla contraffazione dei bilanci delle banche, poi a colossali perdite finanziarie con il crollo di grandi istituti finanziari multinazionali con lo scoppio della bolla speculativa, e dopo ancora alla cancellazione di milioni di posti di lavoro nel mondo della finanza e dell'economia reale e, infine, al peggioramento della qualità della vita dell'intera società.

 

Ma anche senza allargare troppo lo sguardo allo sfacelo economico e finanziario che le logiche del “libero mercato” hanno prodotto a livello internazionale, anche restringendo lo sguardo all’ambito nazionale voi non potete ignorare la negativa e fallimentare esperienza consumata a Genova, relativa all’azienda di trasporto pubblico locale AMT nella cui gestione è subentrato il privato TRANSDEV che l’ha fatta da padrone con solo il 41% delle azioni, nominando un nuovo amministratore delegato e redigendo un nuovo piano industriale.

 

 

 

Dovreste sapere che a Genova in seguito al subentro del privato TRANSDEV le perdite gestionali dell’azienda di trasporto sono, come prevedibile, aumentate anziché ridursi.

 

 

È una esperienza ancora in corso che i cittadini e utenti del trasporto pubblico genovesi stanno pagando caro perché:

 

·         i primi, i cittadini, hanno dovuto mettere mano al portafoglio per garantire gli utili e i dividendi agli azionisti di TRANSDEV, che operava con rischio di impresa pari a zero e la garanzia di compensazioni economiche da parte della Regione Liguria (sotto l’amministrazione Burlando) e del Comune di Genova (sotto l’amministrazione di Pericu e Vincenzi), tutte amministrazioni a guida centro-sinistra;

·         i secondi, gli utenti, hanno dovuto subire il sacrificio di pesanti e impopolari sforbiciate ai “rami secchi”, perché poco remunerativi, che hanno snaturato il carattere di socialità del servizio pubblico anteponendo a tale principio la ricerca dell’utile di impresa, oltre a subire gli incrementi tariffari.

 

 

Come potete ancora credere che affidarsi al privato, e quindi al “libero mercato”, possa rappresentare più efficienza e minori costi, quando la cronaca economica a livello globale ci dimostra esattamente il contrario, e cioè il fallimento del liberismo economico e la necessità di interventi dello stato, e quindi del contribuente, con nazionalizzazioni di banche, industrie e servizi, socializzando le perdite scaricate sulle tasche dei cittadini per risanare i danni economici causati?

 

Ad aprirvi gli occhi e ad indurvi ad un saggio ripensamento e bocciatura della delibera privatizzatrice in cantiere dovrebbero bastarvi anche solo i bilanci GTT i cui dati, divenuti oggetto di una specifica interpellanza in Commissione Trasporti del Comune di Torino nel maggio del 2010, hanno dimostrato che i servizi già oggi privatizzati con le esternalizzazioni, relativamente a servizi di trasporto passeggeri e di manutenzione, gestiti dal privato costano di più e forniscono una qualità inferiore.

 

 

L'accertamento della diseconomia delle esternalizzazioni-privatizzazioni non è stato contestato dall'assessore ai trasporti, Sestero, in sede di commissione, bensì giustificato come il prezzo da pagare per mantenere vivo il tessuto produttivo del territorio.

 

 

Una saggia Amministrazione Comunale non può e non deve lasciarsi guidare nelle proprie scelte da una illusoria, e di corta prospettiva, logica di “fare cassa”. La vendita si farebbe una sola volta e sarebbe contestuale alla perdita di pezzi fondamentali di stato sociale.

 

 

Se questa è la logica che si vuole perseguire per ridurre il debito della città, che cosa dovrete vendere domani per fronteggiare il debito di 3 miliardi e 300 milioni di euro che grava sulla città di Torino?        

 

 

 

Anche il metodo adottato per arrivare alla vendita delle azioni delle aziende partecipate necessita di una chiarificazione rispondendo alle seguenti domande:

 

1.      se il Comune reputa giusta e necessaria la vendita di azioni di proprie aziende, perché non tratta direttamente con gli eventuali e potenziali acquirenti? Perché necessita l’intermediazione di una finanziaria holding, la FCT Holding, che a sua volta dovrà attuare una “scissione societaria in tre società distinte” (la holding HCT, la società immobiliare e la stessa FTC) , come recita il punto 13 della proposta in delibera? Questa amministrazione comunale ha forse la necessità di riciclare politici trombati da insediare sulle poltrone dei consigli di amministrazione delle distinte aziende in costituzione cui corrispondere stipendi stellari? Non è questo un modo per creare carrozzoni procurando un aumento dei costi della burocrazia anziché perseguire una razionalizzazione e riduzione dei costi complessivi dell’amministrazione comunale?

 

2.      Se le aziende partecipate sono tuttora di proprietà del Comune perché la FCT Holding, che è finanziaria del Comune stesso, deve ricorrere ad un “prestito ponte”, denominato “idoneo finanziamento” al punto 10 della proposta in delibera, da stipulare presso le banche ingigantendo il già iperbolico debito della città di Torino? Questa triangolazione Comune – finanziaria-banche – acquirenti azioni, a risultanza zero se la vendita del 40% delle azioni dovesse andare a buon fine, non farebbe guadagnare solo le banche stesse?

 

 

 

 

 

State attuando procedure da apprendisti stregoni ripetendo gli stessi giochetti di ingegneria finanziaria e di finanza allegra che hanno dimostrato tutto il loro fallimento provocando solo danni economici e sociali.

 

È bene, inoltre, che la giunta di questa amministrazione comunale chiarisca una macroscopica incoerenza nella linea politica che persegue, rispetto a quella sostenuta in Regione Piemonte.

 

Più precisamente, perché in Regione Piemonte il Gruppo Consigliare del PD, attraverso interventi dei consiglieri Gariglio e Lepri, contesta l'esternalizzazione del servizio GTT di Verifica Titoli di Viaggio in quanto, tra le altre ragioni, tale scelta “ … è lesiva dell'unitarietà di gestione aziendale ...” e “ … L'esternalizzazione di questo servizio determinerà maggiori costi in capo all'azienda”, come testualmente recitano gli interventi dei consiglieri prima citati, mentre in Comune viene applicata una linea politica esattamente opposta di esternalizzazione in GTT, pur essendo il PD maggioranza?

 

 

Sarebbe anche curioso capire come mai, in Regione Piemonte, tra i consiglieri PD ve ne sia uno, Mauro Laus, che attraverso la cooperativa multiservizio REAR, di cui è presidente, fornisce il personale per il servizio GTT della controlleria, di cui si contesta l'esternalizzazione, con stipendi da lavoratori poveri di 800 euro mensili.

 

Ma le domande che più ci assillano sono le seguenti:

·         veramente ritenete che la volontà popolare, anche quando è certificata da una consultazione referendaria, non conta nulla?

·         Veramente anche il vostro pensiero è uguale a quello del dimissionato presidente del consiglio Berlusconi che a microfoni spenti afferma che “gli italiani non contano un c…..”?

·         Veramente vorrete affiancarvi al coro di chi sostiene che si deve tenere in considerazione solo la volontà dei “mercati”, pur sapendo che dietro a questa aleatoria definizione si nasconde quell’1% costituito dai più spietati e disumani speculatori finanziari che tra una sniffata di coca e l’altra e tra una escort e l’altra decidono le sorti dell’economia del mondo e dell’altro 99% dell’umanità?

 

Le risposte più eloquenti a queste domande saranno fornite dall’esito di voto della delibera sulla privatizzazione delle aziende partecipate del Comune.

 

Nel momento in cui vi esprimerete col voto sulla delibera ricordate che state scrivendo una pagina della storia cittadina che potrà, se prevarrà in voi il punto di vista del libero mercato e la mera e illusoria logica di “cassa”, almeno per quanto riguarda il trasporto cittadino, farci arretrare alla situazione vigente prima del 1906, anno fino al quale la gestione dei trasporti pubblici torinesi era privatizzata. In quello stesso anno, per soddisfare degnamente la domanda e le necessità della mobilità collettiva, cui i privati non potevano sopperire se non andando in perdita, si decise la municipalizzazione dell’azienda di trasporto rimasta in vigore fino ad oggi nel segno del progresso sociale.

 

A voi tutti e a nome dei lavoratori delle aziende partecipate e dei cittadini utenti vi chiediamo di non compromettere la vostra immagine politica facendo un salto indietro nella storia.

 

Ma soprattutto vi si chiede, se veramente ritenete che il popolo è sovrano, di rispettare l’esito referendario dello scorso giugno con il quale la maggioranza degli italiani ha scelto per la gestione pubblica dei servizi pubblici.

 

Vi si chiede di mettere in atto l'unica politica di vera razionalizzazione, riduzione dei costi ed efficentamento dei servizi internalizzando gli stessi in tutte le aziende partecipate del Comune in cui si è esternalizzato. Dando applicazione a tale internalizzazione si difenderebbe veramente il bilancio Comunale e si darebbero, nel contempo, più tutele ai lavoratori vittime della precarietà e di livelli di sfruttamento disumani che caratterizzano il mondo delle esternalizzazioni.

 

 

USB TRASPORTI PIEMONTE LEONARDO LOCCI

 

  

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