BRT parla di sicurezza, ma i lavoratori denunciano un'altra realtà
BRT PARLA DI SICUREZZA, MA I LAVORATORI DENUNCIANO UN'ALTRA REALTÀ
Dopo la morte del lavoratore di Settimo Torinese, BRT dichiara che la sicurezza è un "principio imprescindibile" e si dice disponibile al confronto. Ma i comunicati non cancellano ciò che i lavoratori vivono ogni giorno e non possono sostituire la verità dei fatti.
USB ha già depositato un esposto corredato da foto e video, predisposto prima ancora della tragedia, nel quale vengono denunciate gravi criticità in materia di salute e sicurezza.
Negli ultimi tempi assistiamo a un inaccettabile e sistematico tentativo da parte delle aziende appaltatrici che agiscono su preciso input e sotto la regia della committenza BRT di snaturare la figura professionale del personale viaggiante.
Come USB lo diciamo chiaramente e senza mezzi termini: i driver non sono lavoratori tuttofare da sfruttare a piacimento.
I driver sono formalmente inquadrati con il livello G1. Questo significa che lo svolgimento di mansioni proprie del personale di magazzino è del tutto estraneo al nostro profilo contrattuale. Non siamo magazzinieri e non tollereremo più che ci vengano imposte attività che esulano dai nostri precisi doveri professionali.
L'attività di facchinaggio richiede specifiche tutele e, soprattutto, opportuni corsi di formazione previsti dalla legge sulla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. I driver non hanno mai ricevuto alcuna formazione per tali mansioni. Pretendere che i conducenti svolgano abusivamente il lavoro di facchino non è solo una violazione contrattuale, ma rappresenta un rischio enorme per l'incolumità fisica dei lavoratori.
Ogni giorno siamo costretti a lavorare sotto una pressione psicologica insostenibile. Gli algoritmi dettati dalle ditte appaltatrici, tarati esclusivamente sui profitti e sulle pretese della committenza BRT, impongono ritmi di consegna folli e disumani.
Lo stress correlato al lavoro non è un danno collaterale accettabile, è il risultato di carichi di lavoro sproporzionati che mettono a rischio la sicurezza stradale, la salute mentale e la vita stessa dei driver.
L'USB non resterà a guardare mentre i diritti e la dignità dei lavoratori vengono calpestati in nome della produttività esasperata.
Se davvero BRT vuole aprire un confronto, parta da queste denunce invece di limitarsi alle dichiarazioni di principio. La sicurezza non si misura con i comunicati stampa, ma con le condizioni di lavoro reali.
Esigiamo l'immediato stop all'assegnazione di mansioni non previste dal livello G1, il rispetto assoluto delle norme sulla sicurezza e il blocco del facchinaggio selvaggio, a partire da una revisione immediata dei carichi di lavoro e degli algoritmi di consegna.
Se le aziende appaltatrici e la committenza BRT pensano di continuare a ignorare i contratti e la salute dei lavoratori, troveranno davanti a sé il muro compatto della nostra organizzazione sindacale.