C'E' CHI CERCA IL CONSENSO PER FARE PROSELITI

Quando la coerenza non è controtendenza

 

Torino -

 

 

 

Nel 2009   un articolo da   il messaggero” riportava testuali parole:

“Ogni anno il 25% dei dipendenti dovrà accontentarsi del salario base, senza neanche un centesimo di incentivo di produttività. E ogni anno verrà stilata la classifica dei dipendenti pubblici: in ciascuna amministrazione si farà una graduatoria dei dipendenti, dal più bravo al meno bravo. Sulla base di questa classifica si decideranno gli stipendi e le carriere.”

Così prevedeva la bozza del decreto . E’ stato definito un provvedimento destinato a cambiare radicalmente le regole del pubblico impiego italiano, una riforma confrontabile con il famoso decreto 165 scritto nel 2001 da Franco Bassanini.

Leggendo il testo si capisce che gli obiettivi di Brunetta sono due: primo, ridurre il potere di intervento dei sindacati , che d’ora in poi avranno molta meno voce in capitolo sui salari, sulle norme disciplinari, sull’organizzazione del lavoro; secondo, obbligare le amministrazioni a distribuire le risorse in modo molto differenziato, cioè dare tanti soldi ad alcuni e pochi ad altri.

Il salario accessorio. Già da molti anni nel pubblico impiego è stata introdotta la “produttività”, cioè una parte di stipendio che non è fissa e uguale per tutti, bensì è legata ai risultati ottenuti. Si chiama “salario accessorio”, ed è stato creato (con il consenso CISL e   UIL) nell’intento di favorire l’impegno del personale e ottenere più l’efficienza.

Da qui inizia un’altra  contraddizione della UIL, la quale, è vero che ha presentato ricorso al Giudice di Roma (e non solo)  per contestare la legittimità costituzionale dell’art. 71 della legge 133/2008, attraverso il quale ora chiede ai propri tesserati di presentare una dichiarazione per richiedere il rimborso delle somme non percepite durante le assenze per malattia,  ma è pur vero che la UIL, insieme alla CISL, siglando quello scellerato Accordo separato ha gettato la spugna per favorire questo nuovo percorso al ribasso della P.A. trascinando i lavoratori solo a conseguenze nefaste

Non sappiamo che fine farà questa ordinanza di rinvio alla Corte Costituzionale, rimane il fatto che 'Privare durante la malattia un lavoratore di parte dello stipendio e della retribuzione globale di fatto fa venire meno i mezzi di mantenimento e assistenza al cittadino in quel momento inabile al lavoro'.

E la Legge Brunetta, grazie anche a questa sentenza coraggiosa , viene presentata per quella che è, ossia un attacco al salario dei dipendenti pubblici e alle loro condizioni di vita e di lavoro e contro questa legge bisogna tornare a mobilitarci.

L' USB, a differenza di altri, con molta coerenza ha sempre combattuto contro le strategie disfattiste degli altri sindacati  per tutelare i lavoratori:

QUESTA E’ LA FORZA DEL NOSTRO SINDACATO!

NOI  SIAMO CON I LAVORATORI

PERCHE’ NOI SIAMO CON LA BASE

 

RSU ENTE REGIONE PIEMONTE                         COORDINAMENTO ENTE REGIONE PIEMONTE

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