La "Buona scuola", ovvero: l'istruzione in un paese Pigs nella crisi del capitale

Torino -

Per contrastare efficacemente il DDL sulla buona scuola e tutto il suo armamentario ideologico e mediatico – ciò per cui oggi siamo in piazza – bisogna costruire due condizioni:

  • Un’opposizione forte e determinata, numericamente consistente dentro e fuori dalle scuole, come e più di quella che ha animato gli scioperi del 24 aprile e del 5 e 12 maggio.

  • Un pensiero forte sul tentativo di ristrutturazione del settore da parte del Governo e sulla costruzione di uno spazio europeo dell’istruzione.


Oggi nelle assemblee si sente spesso dire che la scuola italiana dovrebbe adeguarsi ai livelli della scuola europea. Per certi versi lo si può capire, guardando le strutture e gli strumenti che certe scuole europee hanno e soprattutto le retribuzioni dei colleghi d’oltralpe.

Bisogna però stare attenti a due cose. La standardizzazione dei saperi, il ricorso sempre più frequente alla valutazione tramite test, il lavorare sempre e solo per competenze costituiscono aspetti centrali della formazione per come viene tracciata da Bologna a Lisbona, le due tappe storiche della costruzione dello spazio europeo come “economia della conoscenza”.

La seconda questione riguarda la necessità di capire che è proprio il quadro europeo a determinare la posizione periferica del nostro paese (come gli altri pigs, Spagna, Portogallo e Grecia), lo sconvolgimento del nostro assetto istituzionale, i vincoli di bilancio, e dunque le condizioni lavorative nuove che ci vengono imposte: aziendalizzazione, dirigismo, licenziabilità, limitazione forte della libertà di insegnamento.


Oggi ci troviamo in una piazza variegata, a fianco di organizzazioni sindacali che in questi anni abbiamo criticato e che continuiamo a criticare, costrette loro malgrado dai processi in atto a muoversi (qualcuna già si tira indietro…), ma senza una prospettiva credibile per nessuno.

Usb e Noi Restiamo vogliono costruire insieme lo strumento sindacale, politico e teorico che tenga insieme rivendicazioni di studenti, popolazione giovanile abbandonata alla disoccupazione di massa (l’aumento dell’apprendistato va letto in parallelo al Jobs act), condizione lavorativa dei lavoratori della scuola, ma anche ruolo di una scuola che nella crisi deve ritrovare il suo spazio di formazione critica. L’esatto contrario della cattiva scuola di Renzi. Senza questa saldatura si rischia di rimanere al livello di una rivendicazione parziale e senza molto respiro.


Costruire scuola per scuola lo sciopero degli scrutini, creare consapevolezza, produrre analisi, praticare conflitto è e sarà il lavoro che cercheremo di fare. Unisciti a noi, tesserati con USB, e lotta finalmente dalla TUA PARTE!

 

 

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