NO AI PADRONI DEL DISASTRO

Torino -

 

Un vecchio padrone che ha portato il paese al disastro sta per essere cacciato.

Un nuovo padrone, suo compare, sta liquidando l’industria dell’auto in Italia.

Con l’avvallo di partiti che vanno dalla destra al centro- sinistra e l’attiva collaborazione di CISL UIL FISMIC UGL , i sindacati complici, Marchionne ha imposto accordi pesantissimi e ora, dopo avere ottenuto una legge per i licenziamenti, si prepara, dall’inizio del prossimo anno a una  ristrutturazione che imporrà un notevole peggioramento delle condizioni di lavoro, di salario, oltre ad una sicura riduzione di organici.

Non trovando alcun ostacolo nel governo, con un’arroganza mai vista, impone le sue decisioni, comprese le chiusure di stabilimenti.

Promette investimenti, un progetto, la fabbrica Italia per il rilancio del settore, ma di questi piani chiede subito la parte dei sacrifici destinati ai lavoratori mentre per le nuove produzioni è un continuo rimescolamento di carte e rimandi: per Mirafiori siamo il terzo annuncio, e un altro anno certo di cassa integrazione.

La verità è che il progetto per l’Italia è volutamente debole e indefinito, legato più all’evoluzione della riorganizzazione mondiale del gruppo e delle convenienze specifiche della FIAT. Si favoriscono i mercati con migliori prospettive e l’Italia, paese in crisi profonda, non è in condizione di sostenere i sui settori produttivi ne dare prospettive migliori per il futuro.

 

La risposta da dare a Marchionne non può assecondare il suo piano che ha l’unico scopo, sfruttando cinicamente la crisi politica più ancora di quella economica, dell’abbattimento del costo di produzione (avere in Italia condizioni “cinesi”), ma aprire un duro confronto per imporre regole per la difesa dei posti di lavoro e dei redditi dei lavoratori, fino alla nazionalizzazione delle fabbriche in considerazione del valore strategico della capacità produttive nazionali.

Di fronte a questa situazione, non saranno i piani di irresponsabili profittatori a salvare la FIAT, sarà la lotta dei lavoratori.

 

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