IL PAESE REALE E LA CRISI

Torino -

Sebbene l’Istituto Europeo di Statistica lo abbia ufficialmente decretato solo qualche giorno fa, l’uomo della strada, il cittadino e i lavoratori se ne erano già accorti da tempo: L’Europa e l’Italia, come buona parte del resto del mondo, sono in crisi. Qualcuno la paragona alla grande crisi del ventinove, quella stessa che dette l’avvio alla grande depressione dalla quale l’America uscì inventandosi il New Deal, il paradigma che servì, a tutto il mondo, da modello per il Welfare: quando l’iniziativa privata manca di risorse lo stato deve intervenire, con politiche di ri-distribuzione del reddito, a sostenere i consumi. Sono passati quasi ottant’anni da allora ma chi, in questo paese, pensava che la storia fosse magistra vitae è rimasto deluso: l’attuale coalizione di governo non solo sembra non aver fatto tesoro alcuno di certi insegnamenti, ma appare seriamente intenzionata a porre pesanti ipoteche sul futuro stesso del paese. Così come il precariato è stato liquidato con una parola d’ordine, “…tutti a casa”, la ricerca e l‘innovazione sono state sistemate con tagli drastici delle risorse; se con la medesima scure dei tagli è stata sistemata la scuola, la dissidenza e l’opposizione – in una parola i tanti scontenti – sono state neutralizzate con l’annullamento del diritto allo sciopero e la diffamazione attraverso il monopolio mediatico di regime, il tutto – paradossalmente – nel silenzio quasi completo delle tre organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative. Qualcosa, però, ancora riesce a filtrare attraverso le maglie di questa censura:

 

  • Mercoledì scorso, 12 novembre, la trasmissione EXIT di LA7 si è occupata de “La crisi al nord” evidenziando, attraverso interviste  a lavoratori, imprenditori e sindacalisti (fra i quali i nostri Luigi Casali, Giovanni Zungrone e Angelo Sesto), da quanto lontano arrivi questa crisi, quanto abbia già inciso sul tessuto economico e sociale, sulle abitudini e i modi di vita di un territorio considerato da sempre come la punta di lancia del nostro sistema produttivo e le responsabilità del sistema bancario nel sostenere le imprese, comunque privilegiando le grandi sulle piccole e medie.
  • il 26 ottobre Milena Gabbanelli, in REPORT in onda su RAI3 in prima serata, svelava, attraverso interviste a Epifani, Bonanni, al nostro Pierpaolo Leonardi e ad altri, i retroscena della rappresentanza sindacale in Italia mettendo a confronto il nostro sistema con quello svedese dove i contratti hanno valore di legge (…e non è una differenza da poco).

 

Il prossimo anno si prospetta, quindi, sotto i peggiori auspici e le realtà di base che, vincolate da reciproci patti di consultazione permanente, hanno sfilato in massa a Roma lo scorso 17 ottobre sembrano essere le uniche in grado di contrastare la politica economica del governo.

                                                                                                                             

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