IL PROBLEMA DELLA SICUREZZA NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Torino -

Un’indagine condotta dalla regione Piemonte ha evidenziato che l’aspettativa di vita, per citare un esempio, dei postini è sensibilmente più bassa della media di altri lavoratori del Pubblico Impiego. Il problema della sicurezza, in questo settore, ha connotati ben diversi da quelli che assume in quello privato: apparentemente non si muore, ma si vive male, si impazzisce. Ma questa è solo l’ultima parte di un percorso - che passa spesso attraverso tutta una serie di patologie che vanno dall’esaurimento nervoso allo stress da over-burning - tutte riconducibili alla casistica delle malattie professionali per le quali l’Avv. Bonetto rilevava, nel corso del convegno “In bilico fra Sicurezza e Lavoro” del febbraio scorso, una preoccupante carenza di dati statistici.

Un fenomeno, tuttavia, accomuna l’ambiente di lavoro pubblico con quello privato: la diffusione sempre più capillare del mobbing che, proprio nella Pubblica Amministrazione, ha raggiunto percentuali di diffusione elevatissime. Anzi, i connotati del fenomeno mobbing sono, qui, del tutto particolari: l’intero settore è terra di conquista dei sindacati cosiddetti concertativi che hanno, nel tempo, creato reti di connivenze e nepotismi tali da “istituzionalizzare” – di fatto - il fenomeno rivolgendolo contro qualsiasi elemento esterno alle suddette reti. In poche parole: o si sta con loro o si è contro di loro e, in quest’ultimo caso, le conseguenze non sono da poco... Da persona, si è trasformati in numero. Si viene emarginati dall’informazione, isolati dai colleghi e discriminati – dalle stesse Direzioni di Ente, ufficio o sede – nelle possibilità di avanzamento in carriera; se si è lavoratori coscienziosi non c’è elogio né ringraziamento anzi, aumentano le richieste produttive e, a causa della frustrazione derivante dal misconoscimento dei propri meriti, si comincia ad ammalarsi. Le patologie sono numerosissime e spesso si sommano fra loro: gastriti, coliti, ulcere, ansia, insonnia e ipertensione; (guarda caso tutte patologie riconducibili al mobbing); gradualmente, ma velocemente, la produzione individuale cala fino a quel settanta per cento individuato dalle statistiche ufficiali e il lavoratore - se non entra nella spirale dell’esaurimento nervoso - deluso, demotivato e disincentivato, finisce per rassegnarsi al fatto che l’unico modo per tornare ad essere persone anziché numeri è proprio smettere di lavorare, diventare “fannulloni” e corazzarsi contro le richieste sempre più incalzanti di impegno individuale. Il male, quindi, non sta come pretende il ministro Brunetta, nell’alta percentuale di fannulloni, quanto nel sistema che li genera.

Le disposizioni in merito alla fruizione dei permessi per malattia contenute nel neo-licenziato DL del giugno 2008 contenente “disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria”, lungi dal porre rimedio a questa situazione, nello stabilire una sperequazione fra pubblico e privato, non fa che sostenere e rinforzare il sistema “malato” che abbiamo descritto toccando, per di più, un nervo scoperto fra il personale delle pubbliche amministrazioni perché, data la situazione descritta, è assolutamente normale che faccia un maggiore ricorso alla malattia.

RdB-CUB, che in tutti gli ambienti di lavoro ha sempre combattuto contro tutti i sistemi clientelari, ritiene il DL appena licenziato discriminatorio e lesivo della dignità e della salute dei dipendenti pubblici, al limite dell’incostituzionalità. Contro di esso saranno attuate tutte le azioni possibili a tutela del buon diritto dei lavoratori della Pubblica Amministrazione che, fino a prova contraria, devono poter godere degli stessi diritti e della stessa considerazione di tutti gli altri lavoratori.